17 Febbraio 2026

Da seno al rene, la resistenza all’insulina è un fattore rischio per 12 tumori

17 febbraio 2026 – La resistenza all’insulina, in cui il corpo non risponde più all’ormone che regola gli zuccheri nel sangue, è un fattore di rischio per 12 tumori, tra cui cancro del colon, pancreas, seno, esofago, reni, utero. Lo rivela uno studio dell’Università di Tokyo, pubblicato sulla rivista Nature Communications. La resistenza all’insulina, l’ormone che regola la glicemia, è una delle cause fondamentali del diabete. Oltre al diabete, la resistenza all’insulina può portare a malattie cardiovascolari, renali ed epatiche. Gli esperti hanno prima sviluppato un modello basato sull’intelligenza artificiale per predire, sulla base di 9 fattori clinici che sono facilmente ottenibili con esami di routine, chi rischia di sviluppare la resistenza all’insulina. Il loro modello, Ai-Ir, è stato addestrato utilizzando gruppi indipendenti di individui provenienti dagli Stati Uniti e da Taiwan, una raccolta di dati medici anonimizzati su oltre mezzo milione di persone. Attraverso test e verifiche rigorosi, il team ha concluso che l’Ai-Ir è superiore agli attuali strumenti standard come il peso e l’altezza della persona nel prevedere la resistenza all’insulina.

Poi, per la prima volta, i ricercatori giapponesi hanno applicato il loro strumento ai partecipanti della Biobanca britannica e hanno dimostrato che la resistenza all’insulina è un fattore di rischio per 12 tipi di cancro, in particolare sei (cancro del colon, pancreas, seno, esofago, reni, utero); ma si rilevano associazioni anche con cancro della pelvi renale, intestino tenue, stomaco, fegato e cistifellea, leucemia, bronchi e polmone. “Con l’AI-IR – spiega l’autore principale Yuta Hiraike – abbiamo fornito la prima prova su scala di popolazione che la resistenza all’insulina è un fattore di rischio per il cancro. E poiché i nove parametri di input per l’Ai-Ir sono ottenuti attraverso controlli sanitari standard, l’Ai-Ir potrebbe essere facilmente implementato per identificare individui ad alto rischio e consentire uno screening mirato di diabete, malattie cardiovascolari e cancro”, continua Hiraike. “Lo strumento ha ottenuto ottime prestazioni predittive; fornisce un’alternativa solida e scalabile per valutare la resistenza all’insulina su scala di popolazione”, conclude.

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