10 Marzo 2026

Sedentarietà: in tutto il Pianeta poco attivi 1 adulto su 3 e 8 giovani su 10

10 marzo 2026 – I livelli globali di attività fisica non sono migliorati negli ultimi due decenni, infatti, circa un adulto su tre e otto adolescenti su dieci non svolgono abbastanza attività fisica (l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda 150 minuti di movimento moderato a settimana per gli adulti e 60 minuti al giorno per i bambini). Inoltre, a livello globale, oltre cinque milioni di morti l’anno sono attribuiti all’inattività fisica. E’ il quadro che emerge da tre studi su Nature Health e Nature Medicine, secondo cui gli attuali sforzi per promuovere la partecipazione all’attività fisica sono insufficienti e serve un’azione coordinata per garantire che l’attività fisica contribuisca alla salute pubblica.

Uno dei lavori, diretto da Deborah Salvo della University of Texas ad Austin, si basa sui dati sull’attività fisica in 68 paesi del mondo: emergono disuguaglianze persistenti nelle modalità di attività fisica, ad esempio l’esercizio fisico ricreativo è 40 punti percentuali più diffuso tra uomini ricchi nei paesi ad alto reddito rispetto ai gruppi meno avvantaggiati (donne povere nel sud del mondo). Al contrario, l’attività fisica legata al lavoro è più diffusa nelle popolazioni svantaggiate. Lo studio conferma anche che l’attività fisica rafforza il sistema immunitario, riduce il rischio di malattie infettive, attenua i sintomi della depressione ed è associata a migliori esiti in caso di tumore. Il secondo studio, di Erica Hinckson della Auckland University of Technology in Nuova Zelanda, ricorda che l’attività fisica (andare a piedi, in bicicletta etc) può supportare la mitigazione e l’adattamento climatico, contrastando il cambiamento climatico che rende difficile il movimento fisico. Infine, il terzo studio, di Andrea Ramírez Varela della University of Texas Health Science Center a Houston evidenzia che, sebbene gran parte dei paesi abbia sviluppato e adottato politiche sull’attività fisica, il 38,7% (256) delle 661 politiche analizzate ha assegnato azioni a tre o più settori governativi (tra cui, ad esempio, sanità e istruzione), indicando una mancanza di collaborazione intersettoriale. Inoltre, il 26,5% (53) non misura l’impatto reale di queste strategie. Bisogna ampliare il riconoscimento dei benefici del movimento, chiarire la leadership multisettoriale e rafforzare le partnership al di là dei settori sanitari tradizionali, è l’indicazione egli autori.

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