12 Luglio 2021

ISTAT: nel 2020 -20% di prestazioni ambulatoriali e specialistiche

12 luglio 2021 – Nel 2020 le prestazioni ambulatoriali e specialistiche erogate diminuiscono del 20,3% rispetto all’anno precedente. Si tratta di una caduta molto più ampia di quella già osservata nel 2019, quando la diminuzione è stata dell’1%. E’ quanto emerge dal Rapporto Annuale Istat che analizza tra l’altro l’effetto della pandemia di coronavirus sulle prestazioni sanitarie ambulatoriali. Lungo la Penisola la diminuzione delle prestazioni ambulatoriali è stata particolarmente forte in Basilicata (-50%) e nella provincia autonoma di Bolzano (-42%). Cali nell’ordine del 30% si sono registrati in Valle d’Aosta, Calabria, Sardegna e Liguria. All’opposto, la flessione è risultata inferiore a quella media nazionale, e compresa tra l’11 e il 15%, in Campania, Sicilia e Toscana.

La diminuzione delle prestazioni ha riguardato in eguale misura uomini e donne mentre ci sono differenze per fasce di età: quella pediatrica è la più coinvolta, con un calo del 33%, seguita dagli adulti tra i 35 e i 54 anni (-22%). Per le altre età la riduzione è compresa tra il 18 e il 22%. L’intensità del fenomeno varia anche in funzione del tipo di prestazione. I cali maggiori riguardano le componenti della riabilitazione e delle visite. Nell’ambito riabilitativo (riabilitazione fisica, diagnostica, funzionale) le prestazioni, già diminuite del 5% nel 2019, si sono ridotte del 31% nel 2020. Nel 2020 le visite specialistiche (di controllo o prime visite, finalizzate a impostare un eventuale piano diagnostico terapeutico) si sono ridotte di quasi un terzo. Anche in questo caso alcune regioni hanno subito una contrazione maggiore (-65% la Basilicata, -53% la Valle d’Aosta e -50% le Marche) ma per nessuna è stata inferiore al 20%. Le prestazioni indifferibili erogate (Tac, risonanze magnetiche, biopsie, dialisi e radioterapia) sono state complessivamente circa 2 milioni in meno, con un calo del 7%. La riduzione ha interessato tutte le ripartizioni ma è stata maggiore nel Nord, dove ha toccato il 9,4%, e più contenuta nel Centro e nel Mezzogiorno (in entrambi i casi del 4,9%).

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