9 Gennaio 2026

Tumore al seno, scoperte varianti più pericolose nei “geni Jolie”

9, gennaio 2026 – Hanno conquistato la notorietà oltre un decennio fa, quando l’attrice Angelina Jolie ha rivelato di esserne portatrice. Tuttavia, le mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2, che aumentano fino all’80% la probabilità di sviluppare un tumore al seno e fino al 40% quello alle ovaie, non sono tutte uguali: alcune sono più pericolose di altre e fanno crescere il rischio di morte per cancro. È quanto ha scoperto uno studio internazionale (BRCA BCY Collaboration) coordinato dall’Università di Genova – Irccs Ospedale Policlinico San Martino e dall’Università di Modena e Reggio Emilia, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology. Nello studio “sono state analizzate caratteristiche ed esiti clinici di 3.294 donne under 40 che, fra il 2000 e il 2020, avevano ricevuto una diagnosi di tumore al seno invasivo ed erano portatrici di una mutazione di BRCA1 o BRCA2”, spiega Eva Blondeaux dell’Unità di Epidemiologia Clinica del Irccs Ospedale Policlinico San Martino e coautrice dello studio. “Si stima che circa 1 neoplasia della mammella su 10 dipenda da difetti dei geni BRCA1 o BRCA2, ma le possibili mutazioni sono moltissime e fino a oggi non era noto se i diversi difetti genetici comportassero anche differenti esiti clinici”.

La ricerca ha analizzato, fra le migliaia di possibili mutazioni a carico di BRCA, l’effetto delle singole possibili varianti sulla sopravvivenza delle pazienti giungendo a risultati inediti. “Abbiamo potuto osservare, per esempio, che le mutazioni che ‘troncano’ BRCA1 e BRCA2, rendendo la proteina più corta e instabile incidono sulla sua funzionalità e comportano un peggioramento della sopravvivenza nelle pazienti portatrici, mentre le mutazioni di una singola lettera del DNA in BRCA1 o BRCA2 sembrano associarsi a un’aspettativa di vita più lunga”, illustra Angela Toss, docente dell’Università di Modena e Reggio Emilia. La scoperta può avere ricadute cliniche, per esempio, indirizzando a una sorveglianza più intensiva o a terapie più aggressive le pazienti con varianti genetiche associate a prognosi peggiore.

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