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Author Archive Fabrizio

ByFabrizio

AIOM: Il nuovo piano oncologico può migliorare l’assistenza

Roma, 27 gennaio 2023 – “Siamo soddisfatti per l’approvazione del nuovo Piano Oncologico Nazionale da parte della Conferenza Stato-Regioni. Si tratta di un tassello importante nell’impegno contro i tumori. Nel 2022, in Italia, sono state stimate 390.700 nuove diagnosi. In due anni, l’incremento è stato di 14.100 casi. L’oncologia è un cardine del Servizio Sanitario Nazionale, ma deve essere sostenuta con misure strutturali, come quelle delineate nel Piano. Ora servono risorse adeguate. È infatti ancora in corso la proposta normativa per il finanziamento del Piano con un fondo pari a 20 milioni di euro per gli anni 2023 e 2024. Questa cifra contenuta nel decreto milleproroghe è una base di partenza da incrementare”. Lo afferma Saverio Cinieri, Presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). “I punti chiave di questo documento programmatico sono prevenzione, percorsi di cura chiari ed omogenei, attenzione al malato e a chi lo assiste a 360 gradi – afferma Saverio Cinieri -. Senza dimenticare la digitalizzazione per snellire la burocrazia, l’assistenza sempre più domiciliare e integrata con l’ospedale, i servizi territoriali e i percorsi riabilitativi e mirati non solo al recupero fisico ma anche al reinserimento nei luoghi di lavoro. Hanno un ruolo importante anche la formazione degli operatori sanitari e le campagne informative per i cittadini, il supporto nutrizionale e psicologico, l’ampliamento delle fasce di età per gli screening, le cure palliative a domicilio e il potenziamento delle coperture vaccinali”. “La nostra Società scientifica ha sempre evidenziato l’importanza della prevenzione, la prima arma nel contrasto dei tumori, visto che il 40% dei casi può essere evitato agendo su fattori di rischio prevenibili – continua il Presidente Cinieri -. L’altra importante questione, finora irrisolta, riguarda il potenziamento del territorio e la necessità di investire nell’assistenza oncologica domiciliare. Avvicinare le cure alle persone ne facilita anche l’accessibilità, impatta sull’aspettativa di vita e favorisce risparmi per i pazienti, troppo spesso impoveriti dopo la diagnosi di tumore. In Italia meno del 70% delle Oncologie può contare sull’assistenza domiciliare. Ci auguriamo che l’adozione del nuovo Piano rappresenti uno stimolo per migliorare i livelli di cura dei nostri pazienti”.

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Tumore seno metastatico: ogni anno in Italia oltre 3.500 nuovi casi

Milano, 26 gennaio 2023 – Aprire un dialogo con le Istituzioni affinché ci sia in tutte le Breast Unit un percorso di cura omogeneo dedicato, per il tumore al seno metastatico. È questo l’obiettivo de Il Punto, l’indagine che per la prima volta porta in primo piano la necessità di avere le stesse offerte di servizi in ogni Centro di Senologia multidisciplinare italiano. Il report, promosso da Europa Donna Italia (movimento che tutela i diritti alla prevenzione e alla cura del tumore al seno) è stato presentato oggi a Milano nel corso di una conferenza stampa. Il Punto è stato realizzato sotto la guida di un board scientifico composto da oncologi di fama internazionale. Si calcola che siano 45mila le pazienti che vivono in Italia con questa neoplasia metastatica e i nuovi casi annui oltre 3.500 (come ha dimostrato uno studio pubblicato di recente su Breast Cancer: target and therapies).

Una richiesta chiara ed evidente, che coincide perfettamente con le richieste delle pazienti con tumore al seno metastatico” – spiega Rosanna D’Antona, Presidente Europa Donna Italia – “ovvero la creazione di un percorso di cura dedicato a questo particolare stadio di tumore alla mammella, che possa dare le stesse opportunità a tutte le donne del nostro Paese in uguale modalità. Un diritto fondamentale che vogliamo pienamente sostenere, sollevato già ad ottobre, grazie alla campagna UNA VOCE PER TUTTE, che continuerà ad essere centrale nella nostra missione”.

Sono stati interpellati tutti coloro che sono coinvolti nei percorsi dedicati: medici, istituzioni, analisti, società scientifiche e responsabili della programmazione sanitaria italiana. Il lavoro è stato svolto in quattro regioni, esemplificative del Nord, Centro e Sud: Veneto, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia.  Nelle quattro Regioni sono state raccolte anche le voci delle pazienti, che tracciano con le loro dichiarazioni la linea di un percorso dedicato rispettoso della malattia. Le richieste hanno un filo logico: la necessità di un percorso più organizzato, con meno attese, con maggiore disponibilità di altri servizi, al fine di avere una migliore qualità di vita e più tempo a disposizione per sé stesse e per la propria famiglia. Esigenze, queste, che emergono anche dal sondaggio SWG, che è stato condotto su un campione di donne con tumore metastatico, provenienti da Lombardia, Toscana e Sicilia. L’indagine svolta da SWG ha approfondito le esperienze delle pazienti con tumore al seno metastatico in cura presso le Breast Unit di tre regioni: Lombardia, Toscana e Sicilia. In totale, sono state coinvolte 19 donne, in tre web focus, uno per Regione, della durata di circa due ore e mezza ciascuno. Attorno al tavolo virtuale le donne hanno affrontato diversi temi: diagnosi e percorso, le esperienze vissute nell’ambito della Breast Unit, i bisogni per agevolare tutti gli ambiti della loro vita e infine, richieste e raccomandazioni per un percorso corrispondente ai loro bisogni. È emersa, inoltre, la necessità di introdurre altre figure specialistiche, oltre a quelle tradizionalmente presenti nelle Breast Unit, necessarie per rispondere al ventaglio ampio di esigenze, come lo psico-oncologo, l’osteopata, l’agopuntore, il fisioterapista, il ginecologo e il sessuologo, il nutrizionista e il dietista specializzato.

In questo contesto il ruolo delle Associazioni è centrale – spiega Loredana Pau, vicepresidente di EDI – in quanto si fanno portavoce attive delle esigenze delle pazienti e possono contribuire a sostenere il dialogo con le Istituzioni. Nella redazione de IL PUNTO, fondamentale è stata la partecipazione delle pazienti, che si mostrano sempre più attive nel sollevare le proprie istanze, mettendole a servizio dell’intera comunità.

Il board scientifico che ha supervisionato “Il Punto” ha visto la partecipazione di: Giuseppe Curigliano, Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per terapie innovative, Istituto Europeo di Oncologia Milano; Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di oncologia Senologica e Toraco -Polmonare, Istituto Nazionale Tumori – IRCCS Fondazione Pascale di Napoli; Lucia Del Mastro, Direttore Clinica di Oncologia Medica Ospedale Policlinico San Martino IRCCS – Università di Genova; Lucia Mangone, Specialista in Oncologia e Responsabile Registro Tumori AUSL IRCCS di Reggio Emilia; Daniela Terribile, Chirurgo Senologo Oncologo Policlinico A. Gemelli di Roma.
A loro anche il compito di tracciare una linea relativa al futuro nell’ambito delle terapie e non solo.  “Nella definizione di un PDTA dedicato al tumore al seno metastatico – spiega Lucia Mangone – bisognerebbe personalizzare il percorso anche sulla base di stime regionali. Questo loro utilizzo locale permetterebbe una migliore gestione delle pazienti con un tsm sia per quanto riguarda la spesa farmaceutica da preventivare, sia per quanto riguarda altre esigenze specifiche quali il supporto psicologico e la fisioterapia.”

Il Punto ha ricevuto il patrocinio di Fondazione AIOM e Senonetwork Italia e sarà oggetto di un’azione di advocacy per portare le richieste di un PDTA dedicato alle pazienti con tumore al seno metastatico omogeneo a livello nazionale.

È stato realizzato grazie al contributo non condizionante di Gilead, Pfizer e Seagen.

La versione integrale de “IL PUNTO” è disponibile al seguente link https://europadonna.it/ilpunto

ByFabrizio

Farmaci: anziani a rischio reazioni avverse da molte pillole

25 gennaio 2023 – Gli anziani che assumono fino a 10 farmaci al giorno hanno un rischio triplo di eventi avversi, soprattutto le donne. Lo rivela uno studio sul British Journal of General Practice coordinato da Emma Wallace, della University College Cork. Complessivamente, una persona anziana su quattro sperimenta reazioni avverse ai farmaci prescritti dal proprio medico di famiglia, suggerisce la ricerca. Secondo lo studio, tra i farmaci più comunemente associati alle reazioni avverse vi sono quelli utilizzati per il trattamento dell’ipertensione e di altre patologie cardiache, forti antidolorifici come il tramadolo e antibiotici come l’amoxicillina.
Un rapporto del Servizio Sanitario Inglese ha rilevato che il 10% delle prescrizioni mediche dispensate attraverso l’assistenza primaria in Inghilterra sono inappropriate o inutili. Lo studio ha monitorato 592 pazienti di età pari o superiore a 70 anni in 15 ambulatori generali per un periodo di sei anni. Uno su quattro ha sperimentato almeno una reazione avversa. Le reazioni avverse più comuni sono secchezza delle fauci, gonfiore delle caviglie, mal di testa e nausea. Secondo i ricercatori, i pazienti a cui erano stati prescritti 10 o più farmaci avevano un rischio tre volte maggiore di sperimentare una reazione avversa. Secondo lo studio, le donne avevano almeno il 50% di probabilità in più di avere una reazione avversa rispetto agli uomini. Nel complesso, la maggior parte delle reazioni avverse identificate è stata lieve e si è risolta, hanno detto i ricercatori. Tuttavia, circa l’11% era di gravità moderata e otto pazienti hanno dovuto essere ricoverati in ospedale a causa delle reazioni. “Le reazioni avverse da farmaci possono essere difficili da identificare negli anziani, poiché spesso si presentano come sintomi non specifici”, scrivono i ricercatori. “I medici di base sono nella posizione ideale per rilevare l’insorgenza di reazioni avverse da farmaci prescritti nell’assistenza primaria e in altri contesti di cura. La de-prescrizione di farmaci inefficaci e di quelli non più clinicamente indicati è un approccio per ridurre il rischio di reazioni avverse nei pazienti anziani”, concludono gli esperti.

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Attività fisica moderata-intensa aiuta le abilità mentali

24 gennaio 2023 – Memoria, capacità di pianificazione e organizzazione e tanti altri aspetti e funzioni mentali si possono ”allenare” facendo attività fisica di intensità almeno moderata: infatti uno studio su quasi 9 mila persone mostra che chi, durante la mezza età, svolge attività fisica di intensità almeno moderata o meglio ancora se vigorosa sfoggia migliori performance cognitive. Togliere solo pochi minuti al giorno di questa attività si associa a un peggioramento significativo delle abilità cognitive.

Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health e condotto presso la University College di Londra. Gli esperti hanno considerato un campione di 8581 individui di 46-47 anni i partecipanti hanno eseguito vari test cognitivi per la memoria verbale e la funzione esecutiva (pianificazione, organizzazione). I partecipanti hanno indossato per diversi giorni un sensore di attività da polso. I partecipanti hanno registrato una media di 51 minuti di attività fisica da moderata a intensa, 5 ore e 42 minuti di attività fisica di intensità leggera, 9 ore e 16 minuti di comportamenti sedentari e 8 ore e 11 minuti di sonno nell’arco delle 24 ore. Il tempo trascorso in attività fisica moderata-intensa rispetto ad altri tipi di comportamento si associa positivamente alle prestazioni cognitive. Infine i ricercatori hanno ridistribuito teoricamente il tempo da una attività all’altra tra tutte quelle considerate, minuto per minuto, per stimare l’impatto che ciò avrebbe potuto avere sui punteggi delle prestazioni cognitive globali. Così hanno visto che le prestazioni cognitive aumentano al crescere del tempo in cui l’attività fisica da moderata a intensa viene teoricamente sostituita ad altre attività. Al contrario le abilità mentali peggiorano dell’1-2% solo sostituendo 8 minuti di attività più vigorosa con attività sedentarie. Allo stesso modo, la sostituzione delle attività vigorose con 6 minuti di attività fisica leggera o 7 minuti di sonno è stata collegata a cali dell’1-2% delle abilità mentali. Più minuti di attività fisica da moderata a intensa si tolgono e peggio è per la mente. Poiché siamo vigorosamente attivi solo per una minima parte del giorno, rubare anche pochi minuti a questa attività ha un impatto notevole sul cervello.

ByFabrizio

Fumo: Schillaci, prevenzione nostro cavallo di battaglia

23 gennaio 2023- “Dobbiamo affrontare il tema all’interno della prevenzione, uno dei cavalli di battaglia su cui metterò l’attenzione del mio dicastero”. E’ quanto ha affermato, nei giorni scorsi a margine di un’intervista on line, dal Ministro della Salute Orazio Schillaci in merito alla lotta al fumo. Una stretta, ribadisce, “in linea con il piano europeo contro il cancro che ha come finalità quella di creare una generazione libera dal tabacco nella quale meno del 5% delle popolazioni consumi tabacco entro il 2040”. “Credo – aggiunge Schillaci – che la tutela della salute pubblica non può che passare per una maggiore attenzione al fenomeno del tabagismo e più in generale alla prevenzione degli stili di vita”. “Noi, insieme al Giappone, siamo una delle popolazioni più longeve al mondo e questo significa però che i nostri anziani spesso sono affetti da una serie di patologie croniche” con una conseguente spesa importante per il servizio sanitario nazionale. Quindi oltre a puntare a riorganizzare il Ssn e cercare di incrementare il Fondo, occorre anche “ridurre l’incidenza delle malattie e quindi una prevenzione contro il tabagismo e i danni da fumo è in questa direzione e credo sarà molto utile e importante soprattutto per il futuro”.

ByFabrizio

Foce e Coni firmano un protocollo per promuovere stili di vita sani

Roma, 20 gennaio 2023 – La Federazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi (FOCE) e il Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) lavoreranno insieme per promuovere progetti di sensibilizzazione e informazione sulla prevenzione del cancro e di altre malattie. Ieri a Roma il prof. Francesco Cognetti (per FOCE) e il presidente Giovanni Malagò (per il CONI) hanno firmato un Protocollo d’Intensa della durata di tre anni. Saranno avviate iniziative dedicate all’interna popolazione (adolescenti, adulti, anziani) anche all’interno di scuole e università. Verranno coinvolti come testimonial autorevoli atleti e rappresentanti del mondo dello sport. Sarà promossa anche l’informazione sulla ricerca medico-scientifica volta a migliorare i sistemi di diagnosi e cura di pericolose patologie.

“E’ una grande onore collaborare con i vertici del CONI per nuove campagne rivolte ad un tema importante come la salute – sottolinea il prof. Francesco Cognetti, Presidente di FOCE -. Insisteremo soprattutto su un aspetto ancora sottovalutato da troppi italiani che è l’importanza terapeutica dell’attività fisica. Il cancro, le patologie cardio-vascolari e le malattie del sangue interessano complessivamente più di 11 milioni di persone nel nostro Paese. Rappresentano perciò oltre un sesto dell’intera popolazione residente in Italia. Sono tutte malattie che possono essere prevenute anche grazie alla pratica costante dello sport. E’ quanto hanno dimostrato molti studi scientifici che sono stati pubblicati negli ultimi 30 anni. Eppure il 33% dei nostri connazionali è completamente sedentario e questo pericoloso vizio non risparmia nemmeno gli adolescenti e i bambini. Il Covid-19 e la pandemia hanno senza dubbio peggiorato questa tendenza soprattutto tra i più giovani. Ora dobbiamo invertire la tendenza spiegando in modo chiaro come un po’ di sano moto deve essere considerato un “investimento” salva vita. Non è necessario strafare: sono sufficienti 150 minuti di attività aerobica moderata-intensa come è consigliato dall’autorità sanitarie mondiali”. “Anche per noi è un piacere poter lavorare insieme ad una Federazione che riunisce e rappresenta migliaia di professionisti della sanità operanti in settori così importanti e critici come quelli relativi alla patologie oncologiche, cardiologiche ed ematologiche – conclude Giovanni Malagò, Presidente del CONI -. L’attività fisica deve essere promossa anche per il valore educativo che può avere per l’intera società. Lo sport è uno straordinario strumento di benessere e vogliamo valorizzare questo aspetto anche grazie alle prossime attività che saremo entusiasti di fare con FOCE”.

Sono già molti i personaggi famosi che hanno già espresso il proprio sostegno alle nuove iniziative di FOCE. Tra questi i registi Carlo Verdone ed Enrico Vanzina, la nuotatrice Simona Quadarella, l’allenatore Claudio Ranieri e il tennista Matteo Berrettini.

ByFabrizio

Tumore seno, test genomico prescritto solo al 50% dei pazienti candidabili

Roma, 19 gennaio 2023 – In Italia i test genomici, per la personalizzazione delle terapie del tumore del seno, sono ancora sottoutilizzati. Si stima che nel 2022 solo il 50% degli esami sia stato effettivamente prescritto alle donne. Questo può determinare problemi alle pazienti eleggibili, a cui il test non viene attualmente proposto, e all’intero sistema sanitario nazionale. E’ quanto è emerso ieri pomeriggio durante il convegno internazionale “Il Nuovo Volto della Cura del Tumore Mammario, come orientarsi nella galassia dei Test Genomici”. L’evento ha goduto del patrocinio dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) ed è stato reso possibile con la sponsorizzazione non condizionante di Exact Sciences. “Tutte le evidenze scientifiche prodotte negli ultimi anni hanno dimostrato in modo inequivocabile l’assoluta importanza dei test – ha spiegato il prof. Francesco Cognetti, Responsabile Scientifico del convegno e Presidente di FOCE Federazione degli Oncologi, Cardiologi e Ematologi -. Sono in grado di identificare le pazienti a rischio elevato di ripresa di malattia a 10 anni, per le quali la chemioterapia può essere utile in aggiunta all’ormonoterapia. Possiamo così evitare la somministrazione inutile di farmaci chemioterapici che presentano un notevole impatto fisico, psichico e relazionale per una donna. In Italia stiamo ancora pagando il forte ritardo con il quale siamo arrivati all’uso di questi esami. I dati definitivi relativi al 2022, che abbiamo presentato al convegno, non sono ancora soddisfacenti ai fini dell’utilizzo dei test in tutte le pazienti per le quali sono indicati”.

A fine 2020 il Parlamento, che discuteva la legge finanziaria, ha creato un fondo ad hoc di 20 milioni per l’acquisto dei test genomici da utilizzare in circa 10mila pazienti operate per cancro della mammella. Ma solo nell’estate successiva vi è stato il decreto attuativo del Ministero della Salute. “Ci sono poi voluti parecchi mesi affinché tutte le regioni pubblicassero le proprie Delibere per rendere effettivo il provvedimento – ha poi proseguito il prof. Cognetti -. Attualmente sull’intero territorio nazionale si stanno erogando i test genomici in regime di rimborso e le Regioni stanno già rinnovando, in accordo con il Decreto Ministeriale del 2021, il finanziamento per il 2023. In altre parole non ci sono più impedimenti burocratici ed amministrativi. Serve una maggiore consapevolezza, anche da parte degli specialisti chirurghi ed oncologi medici, sulle potenzialità di esami che devono effettivamente rientrare nella pratica clinica ordinaria. Consentono di migliorare in modo significativo la qualità della vita di molte pazienti e dei loro familiari e caregiver. I test disponibili in commercio sono cinque, si basano su tecnologie diverse e analizzano gruppi diversi di geni. L’obiettivo dell’evento di ieri è stato proprio quello di orientarne la scelta del personale medico in base alle evidenze scientifiche oggi disponibili ed agli aggiornamenti delle principali Linee Guida nazionali ed internazionali”. “Gli esami sono eseguibili su tessuto tumorale mammario fissato e incluso in paraffinaha concluso Riccardo Masetti, Direttore del Centro Integrato di Senologia e Professore di Chirurgia Generale dell’Università Cattolica del Policlinico Gemelli -. Questo viene prelevato durante una biopsia o l’intervento chirurgico e viene poi conservato in anatomia patologica. I test genomici non invasivi per la paziente e la prescrizione deve essere stabilita dal team multidisciplinare che opera all’interno della Breast Unit”.

Sempre durante l’evento di ieri FOCE ha rilanciato la sua proposta di inserire i test genomici per il tumore del seno nei nuovi Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). “E’ la richiesta che abbiamo avanzato nelle scorse settimane al Ministro della Salute Orazio Schillaci e alla Commissione LEA – ha sottolineato il Presidente FOCE -. A nostro avviso è una buona soluzione all’attuale problema del sottoutilizzo degli esami che risulta particolarmente vistoso in alcune Regioni. Negli ultimi anni i progressi scientifici hanno facilitato lo sviluppo e l’adozione di test di espressione multigenica in grado di personalizzare le strategie terapeutiche del cancro della mammella. Nonostante l’oncologia italiana sia all’avanguardia nel mondo, soprattutto nella lotta al tumore del seno, siamo arrivati tardi all’adozione di esami genomici utilizzati regolarmente da oltre 10 anni in molti Paesi Europei. Dobbiamo recuperare il tempo perso e perciò auspichiamo a breve il decreto del Ministro della Salute per l’inserimento nei LEA dei test”.

ByFabrizio

Carenza farmaci, Schillaci: “30 quelli davvero mancanti”

18 gennaio 2023 – Per la carenza di farmaci “il problema davvero reale è su 30 medicinali. Seguiamo la questione e c’è un tavolo aperto”. E’ quanto ha affermato ieri il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, al termine della sua informativa sul tema in Commissione Affari sociali alla Camera. Sui farmaci mancanti “gli italiani possono stare tranquilli, non serve fare scorte” ha assicurato Schillaci. In Commissione Affari sociali della Camera, il ministro ha osservato che sul tema della carenza dei farmaci “bisogna anche constatare che la comunicazione allarmistica di questi giorni sta generando quella che tecnicamente si chiama ‘carenza di rimbalzo’: l’accaparramento del farmaco da parte dei pazienti, preoccupati di avere a disposizione una scorta di un prodotto che sembrerebbe ‘a rischio’, rafforza il picco di domanda, e crea ulteriori tensioni nell’approvvigionamento”.

“L’11 gennaio scorso – ha ricordato – ho convocato un tavolo di lavoro permanente sull’approvvigionamento dei farmaci per definire la reale entità del fenomeno” carenze “e indicare proposte risolutive”. Tavolo allargato anche “ai Nas e ai medici di medicina generale”. Quello che emerge è che, ha fatto notare il ministro, “una sovrapposizione di fenomeni di natura diversa (aumenti di costi legati alla situazione internazionale, picco di domanda per i farmaci ‘stagionali’, polarizzazione su poche molecole delle scelte terapeutiche proposte dai prescrittori per le malattie di stagione, coda delle difficoltà produttive legate alla pandemia da Covid) sta creando tensione nell’approvvigionamento di alcuni medicinali specifici, fondamentalmente antiinfiammatori, antinfluenzali e antibiotici”. Visto il quadro corrente, ha annunciato Schillaci, “oltre a supportare le iniziative di comunicazione tese a chiarire la reale situazione delle carenze, si è già valutato di procedere, dopo questa fase di ‘crisi mediatica’, a una revisione dell’impianto della lista dei farmaci carenti, già discussa e concordata in sede di Tavolo Tecnico Indisponibilità presso l’Agenzia italiana del farmaco Aifa, con gli attori interessati: si provvederà ad espungere dalla lista principale tutti i farmaci di non significativa importanza. In questo quadro, sarà anche possibile definire e promuovere d’intesa con tutta la rete ulteriori iniziative formative e informative che aiutino ad aumentare l’accesso agli strumenti già disponibili (equivalenti, galenica, importazione). In prospettiva, inoltre, sono stati proposti anche altri interventi strutturali rispetto al tema degli aumenti di costi indotti dalla tensione internazionale: la rivalutazione dei prezzi dei farmaci al di sotto della soglia dei 5 euro, che sono a maggiore rischio di perdita di remuneratività, è ad esempio tra questi”.

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Tumore del seno: solo il 5% delle under 40 diventa madre dopo la malattia. Possibile sospendere le cure per avere un figlio, ma serve la rete di oncofertilità

Genova, 13 gennaio 2023 – Oggi, in Italia, solo il 5% delle pazienti under 40 colpite da tumore del seno riesce a diventare madre dopo la malattia, ma grazie alla ricerca questa percentuale può aumentare. Le giovani donne colpite da carcinoma mammario in stadio iniziale infatti possono interrompere per due anni la terapia ormonale adiuvante (cioè successiva all’intervento chirurgico) per cercare una gravidanza. Lo dimostra lo studio POSITIVE presentato al “San Antonio Breast Cancer Symposium”, il più importante convegno internazionale su questa neoplasia (che si è svolto lo scorso dicembre a San Antonio, Stati Uniti). La ricerca ha coinvolto 518 donne di età pari o inferiore a 42 anni con carcinoma mammario in stadio iniziale positivo per i recettori ormonali. In questi casi, la terapia endocrina viene somministrata per ridurre il rischio che la malattia si ripresenti. Lo studio ha dimostrato che il tasso di recidiva a tre anni è stato dell’8,9%, simile a quello dello studio SOFT/TEXT (9,2%) che aveva incluso donne in premenopausa sottoposte alla stessa terapia e utilizzato come confronto. Il 74% delle donne ha avuto almeno una gravidanza, che è terminata con successo nel 64% dei casi. Purtroppo, in Italia, il desiderio di diventare madri dopo la malattia continua a essere sottovalutato. È necessario implementare i percorsi dedicati alla prevenzione dell’infertilità nelle pazienti oncologiche in tutte le Regioni, attraverso strutture multidisciplinari, che diano vita ad una Rete di centri di Oncofertilità. L’appello viene dal congresso “Back From San Antonio”, che si apre oggi a Genova e dedicato alle principali novità dal “San Antonio Breast Cancer Symposium”. Il capoluogo ligure è capofila a livello mondiale nella ricerca e definizione delle tecniche di preservazione della fertilità.
“In circa il 70% dei casi il carcinoma della mammella presenta i recettori ormonali positivi e richiede per un periodo di 5 anni il trattamento adiuvante con la terapia endocrina, che da un lato riduce il rischio di recidiva, dall’altro sopprime la funzione ovarica e, quindi, la possibilità di avere un figlio – spiega Lucia Del Mastro, Professore Ordinario e Direttore della Clinica di Oncologia Medica dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Le sperimentazioni condotte fino a oggi avevano dimostrato la sicurezza della gravidanza al termine delle cure anticancro. Per la prima volta, lo studio POSITIVE evidenzia che, dopo almeno un anno e mezzo, è possibile sospendere la terapia endocrina per due anni con l’obiettivo di avere un figlio, per poi riprendere il trattamento. Sono state osservate anomalie congenite nel 2% dei bambini, percentuale simile alla popolazione generale, e il 60% delle donne ha allattato”.
Nel 2022, in Italia, sono state stimate 55.700 nuove diagnosi di carcinoma della mammella, il 5% riguarda donne under 40. “In Liguria, nel 2022, sono stati diagnosticati 12.500 nuovi casi di tumore, di cui circa 1700 alla mammella – afferma Angelo Gratarola, Assessore alla Sanità della Regione Liguria -. L’elevata incidenza di questa neoplasia ha spinto la nostra Regione, tra le prime in Italia, a formalizzare la costituzione di 5 Breast Unit, che garantiscono elevata qualità ed uniformità delle cure su tutto il territorio regionale. Vi sono un costante monitoraggio e coordinamento a livello regionale delle attività delle Breast Unit, a garanzia del mantenimento della qualità del percorso diagnostico terapeutico delle donne che si ammalano di questa neoplasia”.
“Oggi, nel nostro Paese, la bassa percentuale di giovani pazienti che riescono ad avere un figlio dopo il tumore del seno contrasta nettamente con il 50% di donne che, al momento della diagnosi, dichiara di desiderare una maternità – continua la Prof.ssa Del Mastro -. Quali i motivi? Sicuramente vi è il fatto che, prima dello studio POSITIVE, le donne con neoplasia endocrinoresponsiva dovevano aspettare almeno 5 anni prima di provare ad avere una gravidanza, andando quindi incontro a un’età più matura. Questo studio dimostra che la sospensione della terapia ormonale è una procedura sicura e può incrementare la percentuale di giovani donne che riescono ad avere un figlio prima di terminare le cure. Non solo. Nel nostro Paese vanno create collaborazioni strutturate fra le oncologie e i centri di procreazione medicalmente assistita, per rispondere tempestivamente alle richieste delle pazienti. L’aspetto fondamentale delle tecniche di preservazione della fertilità è il tempismo: ad esempio la crioconservazione degli ovociti deve avvenire prima dell’inizio della chemioterapia. La creazione di una Rete consente di definire percorsi dedicati e riconosciuti, oggi presenti solo in alcuni ospedali”.
“Il ‘San Martino’ di Genova è un esempio virtuoso in Italia e a livello internazionale – spiega Salvatore Giuffrida, Direttore Generale dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova -. Quasi vent’anni fa, siamo stati il primo ospedale in Italia a istituire questa collaborazione fra la struttura di oncologia e il centro di procreazione medicalmente assistita, creando l’unità funzionale di oncofertilità, e siamo stati uno dei primi centri, anche grazie al sostegno della Regione Liguria, a implementare queste procedure di assistenza alle donne che vanno incontro alla diagnosi di cancro durante la gravidanza e a coloro che vogliono preservare la fertilità dopo il tumore”. A Genova il 10% delle giovani donne riesce ad avere un figlio dopo il carcinoma della mammella, il doppio rispetto alla media nazionale. “Al ‘San Martino’ siamo in grado di fornire a tutte le giovani pazienti un percorso privilegiato di accesso al counselling riproduttivo, riducendo così il più possibile il ritardo nell’inizio dei trattamenti antitumorali – afferma Antonio Uccelli, Direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino di Genova –. All’attività clinica si affianca quella di ricerca. Nel nostro centro, nel 2022, abbiamo inserito in studi clinici circa 500 pazienti con tumore del seno in fase iniziale o metastatica. In particolare circa il 16% di tutti i nuovi casi diagnosticati in fase iniziale è inserito in studi di terapia adiuvante o neoadiuvante”.
“Proprio a Genova è stata definita una delle tre principali tecniche di preservazione della fertilità, cioè l’utilizzo di farmaci, analoghi LH-RH, per proteggere e mettere a riposo le ovaie durante la chemioterapia. In questo modo, si riduce in maniera significativa il rischio di danneggiare la funzione riproduttiva e di sviluppare una menopausa precoce – sottolinea Matteo Lambertini, Professore Associato Convenzionato di Oncologia Medica all’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Le altre tecniche sono costituite dalla crioconservazione, cioè dal congelamento, degli ovociti o del tessuto ovarico”. Dall’1 gennaio 2023, il Prof. Lambertini è stato eletto Presidente della “Young Oncologists Committee” della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO, European Society for Medical Oncology). “L’ESMO è una delle società scientifiche in ambito medico più importanti con i suoi quasi 30.000 soci in tutto il mondo, di cui circa il 40% sono giovani oncologi d’età inferiore a 40 anni – continua il Prof. Lambertini -. Si tratta di una posizione molto prestigiosa, perché mi permetterà nei prossimi due anni di sedere nel consiglio direttivo di ESMO e di coordinare in prima persona le attività di ESMO volte a supportare dal punto di vista professionale ed educazionale i giovani oncologi di tutto il mondo”. “Questa nomina – spiega Salvatore Giuffrida – rappresenta un motivo d’orgoglio per l’Università di Genova, l’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e la Regione Liguria, in considerazione del prestigio e della visibilità internazionale che offrirà”.
Dal Congresso di San Antonio importanti novità anche sul fronte dei trattamenti. “Sono stati presentati i dati aggiornati dello studio ‘monarchE’ su abemaciclib, che appartiene alla classe degli inibitori di cicline, in adiuvante, in combinazione con la terapia endocrina standard per il trattamento del carcinoma mammario in fase precoce ad alto rischio, positivo al recettore ormonale, negativo per la proteina HER2 e con linfonodi positivi – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Dopo un periodo di osservazione mediano di 3,5 anni dalla fine del trattamento, il rischio di sviluppare una recidiva invasiva di malattia si è ridotto del 33,6%. L’aggiunta di abemaciclib in adiuvante ha anche ridotto del 34,1% il rischio di sviluppare una malattia metastatica. Sono risultati molto importanti, perché riguardano pazienti con tumore a più alto rischio di ricaduta dopo l’intervento”. “Sono significativi anche i passi avanti nel trattamento della malattia metastatica – continua il Prof. Cinieri -. A San Antonio, sono stati presentati i risultati aggiornati dello studio DESTINY-Breast03, che hanno dimostrato che trastuzumab deruxtecan, anticorpo monoclonale farmaco-coniugato, porta a un miglioramento significativo della sopravvivenza globale rispetto a T-DM1, un altro anticorpo coniugato anti HER2 e precedente standard di cura, in pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo metastatico, precedentemente trattate. Trastuzumab deruxtecan ha ridotto del 36% il rischio di morte rispetto a T-DM1. Non solo. La sopravvivenza libera da progressione è quadruplicata rispetto alla terapia di riferimento, arrivando a 28,8 mesi. Un vantaggio di entità mai osservata prima nel carcinoma mammario”. “Sono emersi risultati favorevoli anche con l’impiego di una nuova classe di farmaci, i cosiddetti SERD (degradatori selettivi del recettore degli estrogeni) orali: camizestrant ed elacestrant – evidenzia il Prof. Cinieri -. Si tratta di farmaci utili per le donne con carcinoma mammario ormono-sensibile in fase metastatica. Sempre per questo sottogruppo di pazienti si conferma l’efficacia degli inibitori di PI3K, come capivasertib, in aggiunta alla endocrinoterapia standard”.
Durante il congresso “Back From San Antonio”, che vede oltre 250 partecipanti in questa edizione, sono assegnati tradizionalmente due premi a giovani oncologi under 40, prime firme di lavori scientifici pubblicati nel 2022. Quest’anno, uno dei riconoscimenti è andato a Marco Tagliamento, dell’Università di Genova (attualmente all’Istituto Gustave Roussy di Parigi), per il lavoro in corso di pubblicazione sul “Journal of Clinical Oncology” in cui ha valutato l’impatto del COVID e della vaccinazione anti-COVID in pazienti in trattamento per carcinoma mammario, l’altro a Gaia Griguolo, dell’Università di Padova, per il lavoro pubblicato su “Neuro-Oncology” sulle metastasi cerebrali da carcinoma mammario. “È molto importante valorizzare il contributo attivo dei giovani alla ricerca oncologica – conclude la Prof.ssa Del Mastro -. Attraverso il loro impegno diretto ed in prima persona, è possibile aprire e portare avanti nuove linee di ricerca con potenziali importanti ricadute nella pratica clinica”.

 

 

 

 

 

ByFabrizio

Alcol: ok UE a Irlanda per etichetta con avvertenze sanitarie

11 gennaio 2023 – L’Irlanda potrà adottare un’etichetta per vino, birra e liquori con avvertenze come “il consumo di alcol provoca malattie del fegato” e “alcol e tumori mortali sono direttamente collegati”. La norma è stata notificata a giugno da Dublino a Bruxelles, che – con il periodo di moratoria che è scaduto a fine dicembre 2022 – ha confermato che le autorità nazionali possono adottare la legge.
Il via libera arriva nonostante i pareri contrari di Italia, Francia e Spagna e altri sei Stati Ue, che considerano la misura una barriera al mercato interno, e l’annuncio della stessa Commissione di iniziative comuni sull’etichettatura degli alcolici nell’ambito del piano per battere il cancro. Con la decisione di Bruxelles l’esempio irlandese potrebbe essere seguito da altri Paesi. Per Dublino, il forte consumo di alcolici è un’emergenza sanitaria nazionale e giustifica etichette che dovranno contenere: un avvertimento sui danni del consumo di alcol, un monito sul suo legame diretto con tumori mortali, la quantità di alcol in grammi (invece che in percentuale), le calorie, un pittogramma (uguale a quello già in uso) sui rischi per la gravidanza, e un link a un sito web su alcol e salute. Diversi Paesi si sono opposti alla misura, perché crea frammentazione nel mercato interno ed è sproporzionata, soprattutto in vista di un confronto a livello Ue in materia. Nel piano per battere il cancro del 2021, la Commissione ha annunciato proposte per ridurre il “consumo dannoso” di alcol, tra cui proprio l’etichettatura obbligatoria con elenco degli ingredienti, dichiarazione nutrizionale e avvertenze per la salute. Su quest’ultima questione nel febbraio 2022 l’Europarlamento si è spaccato, raggiungendo un faticoso compromesso dicendo sì a maggiori informazioni sulle bottiglie ma senza riferimenti ad avvertenze sanitarie. Il via libera alla norma irlandese crea tuttavia le premesse perché altri Paesi possano adottare un’etichetta del genere, come raccomandato anche dall’OMS.